Dichiarazione di Istruzione Parentale 2022-23

Dichiarazione di Istruzione Parentale 2022-23

Gennaio 3, 2022 Dichiarazione Annuale Gerarchia delle Norme Normativa Risorse gratuite 0

La Dichiarazione di Istruzione Parentale per l’anno 2022-23 sta creando molto scompiglio ma gli allarmismi sono fondati?

È cambiata la legge?

Siamo obbligati a mandare un progetto didattico educativo allegato alla dichiarazione?

A queste domande ci sentiamo di poter rispondere serenamente NO, con le consuete considerazioni specifiche che esponiamo di seguito

Cos’è una Nota Protocollare e chi è obbligato a seguirla


A creare tanto scompiglio è stata la nota protocollare del Miur 29452 del 30 novembre 2021. Tale documento è ordinaria amministrazione interna al ministero e riguarda le iscrizioni. Negli anni spesso sono state scritte inesattezze sull’Istruzione Parentale nell’ambito di questi documenti interni perché si tratta di interpretazioni, non di leggi, e perché errare è umano soprattutto scrivendo così tante pagine! La Nota Ministeriale non è fonte di diritto quindi, pur vincolando i dipendenti del Ministero che la emette (quindi in questo caso il Dirigente Scolastico), non è legge per noi cittadini.

Competenze dei genitori e Progetto Didattico Educativo

Entriamo ora nel merito del contenuto della Nota, quando parla delle competenze dei genitori/tutori e del Progetto Didattico Educativo

Competenze tecniche E economiche

Possiamo archiviare il caso della “E” al posto della O a pagina 11 di tale nota come un refuso; come abbiamo già visto una nota non ha infatti potere di modificare la legge ed è chiaramente scritta una “O” all’art. 111 del TU del 1994. Sull’importanza di questa piccola lettera ci siamo già espresse più volte e non ci sembra il caso di doverci ripetere.

Il progetto didattico educativo

Il progetto didattico educativo è stato introdotto all’art 3 del decreto Ministeriale 5 dell’8 febbraio 2021 come citato dalla nota di cui sopra. La prima cosa che ci salta all’occhio è che proprio l’articolo 3 lo richiede in allegato alla “richiesta d’esame” da presentarsi a fine Aprile alla scuola scelta per l’esame (ricordiamo che può essere una statale o paritaria sul territorio nazionale); in più l’articolo 3 parla di attività svolte.

La dichiarazione viene inviata un anno e mezzo prima alla scuola vigilante (che può non esser quella in cui si sosterrà l’esame) e il progetto riguarderebbe attività ancora da svolgere.

Parliamo di due date completamente differenti, di due scuole potenzialmente differenti e di contenuti differenti.

Le criticità del Progetto Didattico Educativo

Seppur riteniamo fondamentale che ogni famiglia abbia la sua progettualità in merito al percorso di istruzione/educazione di ciascun figlio, non abbiamo mai fatto mistero del fatto che non ci sembrava una grande opportunità quella di esser costretti a condividerlo con la scuola.

Parlare di presentazione annuale di un Progetto Didattico Educativo, dal nostro punto di vista, avvalora la tesi che vede i bambini/ragazzi in IP studenti diversi, “speciali”, particolari, il termine “progetto”, infatti, richiama facilmente a PEI/PDP.

I bambini/ragazzi per i quali i genitori/tutori hanno scelto l’Istruzione Parentale sono come tutti gli altri!!!!

Ma veniamo alle criticità più concrete:

Il progetto didattico educativo non è un documento normato, come ad esempio lo sono PEI e PDP, e sarebbe molto facile scrivere qualcosa di diverso da ciò che ha in mente il dirigente che lo richiede. Quindi attenzione a seguire certe “guide alla compilazione” che non possono essere realmente tutelanti.

Al contrario seguire tutti lo stesso modello porta, come già segnalato tante volte, a sembrare poco competenti e non consapevoli della scelta fatta e delle responsabilità che ne conseguono.

Ricordate che solo i genitori sono responsabili in IP e qualsiasi professionista possa darvi indicazioni o addirittura precompilarvi un progetto non ne risponde! Anche qualora vi appoggiaste ad educatori professionali per l’istruzione dei vostri figli, non sono loro a rispondere di eventuali conseguenze e non hanno la palla di cristallo, non possono leggere la mente del dirigente scolastico che recepirà il documento.

Occhio poi a mettere nero su bianco cose illecite, tipo nomi di educatori che magari non sono regolarmente inquadrati o, peggio ancora, nomi di “scuole parentali” che non solo non esistono in qualità di scuole, ma magari non rispettano la normativa attuale, ad esempio in merito alla sicurezza sanitaria o alla conformità degli spazi etc…

Abbiamo fatto molti incontri gratuiti negli anni anche su questi temi ed è molto frequente, soprattutto tra le famiglie con poca esperienza, credere di usufruire di servizi legittimi in buona fede per poi scoprire che non è così. Ci sono poi tante situazioni in cui le famiglie scelgono percorsi “alternativi” o addirittura praticano obiezioni di coscienza spinti dalla reale necessità di tutelare il benessere dei loro figli, che non trova spazio nei percorsi istituzionali.

In questi casi a maggior ragione è fondamentale saper raccontare la propria esperienza senza cadere nel rischio di autosabotarsi.

Come sempre riteniamo ci siano tanti modi di porsi di fronte a questi documenti minori in materia di gerarchia,  non ne esiste uno giusto per tutti!

Per questo non trovate quasi mai video o guide o moduli precompilati da noi, perché siamo convinte non aiutino realmente le famiglie, ma anzi le danneggino. Noi cerchiamo di fornire spunti di personalizzazione gratuiti a chi è già in grado di interpretare la normativa e di gestire la relazione con le istituzioni, mentre per chi non è autonomo offriamo consulenza a tutti i livelli, al fine di diventare velocemente autonomi

In conclusione

In conclusione, riteniamo rischioso presentare un progetto allegato alla dichiarazione creando una prassi potenzialmente dannosa; allo stesso tempo vi preghiamo di considerare le dovute eccezioni e di personalizzare il vostro approccio. Qualche esempio (sempre da non prendere alla lettera): per alcune famiglie con figli con diagnosi e magari 104, potrebbe essere utile presentare subito un documento progettuale; per una famiglia con narrativa molto debole ed insicurezze nel rapportarsi alle istituzioni, potrebbe essere una soluzione inviare solo la dichiarazione di istruzione parentale, ma predisporre già un documento progettuale per essere pronti in caso di richiesta di integrazione; una famiglia che desideri mantenere un buon dialogo con la dirigenza scolastica potrebbe fissare (verbalizzando) un colloquio che tocchi i punti fondamentali della progettazione, così da farsi anche conoscere; una famiglia con buone capacità relazionali e competenza nell’esporre i propri diritti, potrebbe invece aprire un dialogo, nel caso in cui venga chiesto tale progetto ora, facendo notare le contraddizioni normative.

Potremmo andare avanti pagine ipotizzando scenari e strategie diverse e siamo a disposizione delle famiglie che abbiano bisogno di consulenze (individuali o di gruppo), ma non sarebbe professionale né eticamente accettabile per noi, indicare una via univoca da seguire.

Questa nota rende evidente nuovamente quanto sia fondamentale conoscere la normativa e la relativa gerarchia e tenersi aggiornati, per non adeguarsi ciecamente, ma tutelare sia il proprio nucleo familiare che il futuro dell’istruzione parentale con calma e buon senso.

Correre ad instaurare prassi dubbie è spesso la soluzione più facile nell’immediato, ma il più delle volte ha serie conseguenze.

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