L’inglese potenziato

L’inglese potenziato

Agosto 10, 2021 Normativa Risorse gratuite 0
Inglese potenziato

L’inglese potenziato e l’istruzione parentale

Per “inglese potenziato” si intende la scelta di poter far studiare, alla secondaria di primo grado, solo la lingua inglese invece che due lingue comunitarie.

Un approfondimento della normativa di riferimento lo trovate qui.

L’esperienza diretta di Valeria Mattaliano

Nell’estate del 2020 mio figlio ha sostenuto l’esame di fine primo ciclo con inglese potenziato. 

Ci sono riuscita? Sì! 

E’ stato facile ottenere l’esame?

Non proprio una passeggiata, a causa della solita confusione sulla normativa riguardo l’istruzione parentale, ma decisamente alla portata di qualsiasi famiglia.

E’ stata una scelta pedagogica soddisfacente? Assolutamente sì!

Perché questa scelta?

In generale trovo un’incongruenza nell’obbligare tutti i ragazzi a studiare due lingue alle medie, quando la maggior parte dei percorsi di scuola superiore ne prevede soltanto una. Come sempre, però, non è stata la mia opinione a guidarmi nella scelta, ma l’osservazione del diretto interessato. 

Mio figlio è cresciuto in un ambiente ricco di stimoli per quel che riguarda le lingue: 

io guardo solo prodotti in lingua originale sottotitolata, canto e ascolto moltissima musica inglese e lo parlo bene, pur avendo poche occasioni. Tutte e due le sue zie hanno vissuto all’estero, una ancora oggi abita in Germania, e parlano rispettivamente una inglese, olandese e tedesco e l’altra inglese, tedesco e spagnolo. In più i nonni rimpiangono apertamente di non sapere quanto vorrebbero le lingue straniere e spesso ci sono telefonate di lavoro in lingue straniere che interrompono le riunioni di famiglia.

Nonostante l’esempio pro studio delle lingue da parte dei suoi educatori naturali e le numerose offerte delle zie e di vari amici di famiglia di “insegnargli qualcosa”, Leonardo non ha mai dimostrato il minimo interesse. C’erano però una propensione naturale alla pronuncia inglese ed una spiccata capacità di comprensione che desideravo preservare. Quando è stato il momento di scegliere ne abbiamo parlato per arrivare ad una decisione condivisa, da “brava famiglia libertaria”, e, fosse stato per lui, non avrebbe fatto neppure inglese!  Da “brava mamma libertaria”, però, sono consapevole che la legge è legge e su quello non si transige… Quindi le lingue si studiano e le scelte sono due: o ne studi due ad un livello base, o studi solo l’inglese a livello avanzato.

Posto davanti alle sue opzioni, mio figlio non solo aveva le idee chiare, ma anche delle ottime argomentazioni: “Nel lavoro che mi piacerebbe fare serve l’inglese e basta e voglio saperlo bene. Studiare un’altra lingua adesso,ho paura che mi mandi in confusione e toglie tempo all’inglese…. Se proprio dovessi scegliere di studiarne un’altra, poi, sarebbe il giapponese e a scuola non c’è.”

A distanza di anni da questa decisione né io né lui l’abbiamo mai messa in dubbio

A distanza di anni né io né lui l’abbiamo mai messa in dubbio perché, oltre alle evidenti competenze raggiunte, ha facilitato notevolmente la sua decisione di frequentare un istituto professionale permettendogli di “vivere di rendita” qualche mese almeno per questa materia dandogli tempo per adeguarsi alle novità, gli ha insegnato a studiare una lingua in maniera approfondita da subito e ha migliorato la nostra relazione permettendoci di condividere reciprocamente molti più contenuti su ciò che ci appassiona. Inoltre, cosa che si è rivelata fondamentale durante i lockdown trascorsi nell’ostica Milano, ora è in grado di “chattare” fluidamente con persone di tutto il mondo.

Sono convinta che, qualora decidesse di apprendere una seconda lingua straniera, sarebbe facilitato e non penalizzato da questa scelta, che gli ha consentito di approcciare alla materia con gioia, ma l’ha anche obbligato ad assumersi la responsabilità di un traguardo non semplice.

L’iter seguito

Quando ho letto la normativa di riferimento l’ho interpretata inserendola nel quadro globale dell’istruzione parentale e ne ho dedotto che se l’unico limite è un limite riguardante l’istituto, per noi tale limite non esiste, o meglio riguarda solo la sfera dell’esame. 

Ho interpellato – con largo anticipo! – la scuola in cui mio figlio doveva sostenere l’esame (si trattava di fine primo ciclo, avendo optato per il non sostenere le idoneità intermedie) che si è dimostrata inizialmente molto disponibile: non vedevano problemi, ma avrebbero contattato “il territorio” per avere conferma.

Cosa si intende per territorio 

Quando si parla di IP solitamente si usa questa dicitura legata alla scuola assegnata come vigilante in relazione alla residenza. La scuola viciniore è anche l’unica scuola che ha il dovere di accogliere la richiesta d’esame, anche se essa può essere presentata in una qualsiasi scuola statale o paritaria, che ha facoltà di accettarla.

Quando, però, è proprio la scuola vigilante ad usare questa terminologia, si parla di ufficio territoriale di competenza, che di solito è il Miur provinciale. Se la provincia non ha una persona con competenze in istruzione parentale, passa la palla all’ufficio regionale e così via. 

Quando siamo noi a dover fare richieste formali sul percorso dei nostri figli dobbiamo seguire la stessa gerarchia, mentre per semplici informazioni ci si può anche rivolgere direttamente agli uffici regionali.

Abbiamo portato avanti questa “danza” in alcuni colloqui, preparatori all’esame su più fronti, tra ottobre e gennaio. Puntualmente alla mia domanda “Tutto a posto per l’inglese potenziato?” seguiva la stessa risposta “Non abbiamo avuto tempo di chiamare il territorio”.

A Febbraio scoppia la pandemia e la scuola non risponde più, neppure quando mi attacco al campanello! 

Decido quindi di fare da sola e chiamo direttamente l’ufficio territoriale dove trovo una persona gentilissima. Si tratta della responsabile nazionale per l’IP, per giunta, la quale mi offre la sua interpretazione, ancora più vantaggiosa della mia:

Se anche una sola famiglia del plesso lo richiede, le scuole hanno il dovere di tentare di formare una classe di inglese potenziato, ma se non ci riescono non è loro responsabilità. Essendo comunque un diritto della famiglia scegliere l’indirizzo di studi (vedi “libertà di insegnamento”, “diritti dei minori”, “diritti e doveri dei genitori”) l’ufficio territoriale deve in tal caso indirizzare all’istituto più vicino con inglese potenziato che è obbligato ad accogliere l’alunno.

Per estensione in istruzione parentale è sufficiente la presenza di un insegnante in grado di preparare una prova  di livello B1 che possa predisporre l’esame nella scuola viciniore, sussistendo così la cruciale disponibilità di organico atta a soddisfare la richiesta.

Laddove, però, la scuola viciniore non abbia insegnanti in grado di preparare la prova di inglese potenziato, vale nuovamente la regola per cui l’ufficio territoriale deve indirizzare l’alunno all’istituto più vicino che è obbligato ad accogliere richiesta d’esame. 

E’ molto difficile che una scuola secondaria di primo grado non abbia un insegnante di inglese con queste competenze, essendo l’inglese obbligatorio e dovendo essere impartito da qualcuno con livello superiore a quello richiesto agli alunni… Ma può capitare che non ci sia e ci si veda allora costretti ad andare a sostenere l’esame anche a molti chilometri di distanza. Per questo è opportuno predisporre tutto prima di iniziare le medie, in modo da scegliere consapevolmente alla luce di una certezza su quali sforzi tale scelta comporterà.

PS: è da cosiderarsi che in pochi dipendenti del Miur riescono ad avere una conoscenza ampia del quadro normativo sull’IP, e può volerci del tempo aggiuntivo per vedersi riconoscere questa lettura della normativa. Dall’anno scolastico 2020/2021 la referente per l’istruzione di cui sopra non solo non lavora più per il ministero, ma è anche stata tolta questa figura professionale dall’elenco del sito. Quando necessario, abbiamo avuto modo di parlare con persone comunque competenti, fortunatamente.

La fine della mia vicenda personale rispetto all’inglese potenziato è ancora lontana. Dovrò scrivere pec sollecitando e dando il contatto della referente territoriale e sollecitare più volte senza ottenere risposta in merito. Intorno al 15 Marzo, a ridosso della scadenza per la presentazione della domanda, la scuola prova a giocarsi la carta del “non abbiamo l’insegnante”… Quindi richiamo la referente che credo sia stata abbastanza assertiva dato che l’insegnante è magicamente comparsa il giorno dopo ed è stata anche un’ottima commissario d’esame!

Da allora, grazie a queste informazioni, diverse famiglie hanno avuto la possibilità di ottenere riconosciuto il loro percorso di inglese potenziato senza grossi problemi, ma qualora riscontraste difficoltà non esitate a contattare TIP! 

Riteniamo, inoltre, che la stessa logica possa essere applicata alla scelta di qualsiasi indirizzo di studi esistente, con qualche passaggio in più per le scuole superiori qualora ci si veda costretti a cercare fuori regione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *